- Manuel Lombardi
- 51 minuti fa
- Tempo di lettura: 11 min
(o di come smetterla di girare in tondo cercando la risposta giusta)
Questo testo nasce da una conversazione reale.
Una persona a me cara mi pone una domanda: devo scegliere con la testa o con la pancia e il cuore?
E da lì ho provato a mettere insieme quello che pratico e studio da anni.
Hai presente quella sensazione?
Sei lì, davanti a una scelta.
Non è nemmeno detto che sia chissà cosa. Magari è anche una cosa piccola.
Ma sei bloccato.
La testa ti dice una cosa. Logica, sensata, ragionevole.
E poi c'è quell'altra cosa, lì – nel petto, nella pancia, non sai nemmeno dove di preciso.
Che ti dice altro.
E tu stai lì in mezzo.
"Ma devo fidarmi del pensiero o del sentire?"
"Seguo la logica o l'istinto?"
Magari ci giri intorno per giorni.
Fai liste. Pro e contro.
Chiedi in giro.
Cerchi segni, conferme, qualcosa che ti dica che va bene così.
E più cerchi di capire, più ti confondi.
Ecco.
Il punto è proprio questo.
La divisione tra testa e cuore è la trappola.
Non è che devi scegliere chi ascoltare.
Il problema è che li hai separati.
Finché continui a cercare la risposta "giusta" solo nella testa, il corpo resta muto.
E finché cerchi di "sentire" ignorando la mente, ti perdi.
La domanda vera non è "chi ascolto?"
La domanda è: "come faccio a farli parlare insieme?"
La storia di Edipo (e perché c'entra con te)
Ti ricordi la storia?
Edipo e la Sfinge.
La Sfinge fa l'enigma. Edipo risponde. La Sfinge si butta nel vuoto.
Tutti contenti, Edipo ha vinto.
Ma ha vinto davvero?
C'è uno psicologo che amo molto, si chiama James Hillman.
E dice una cosa che mi ha sempre colpito:
> La Sfinge non voleva una risposta.
> Voleva che Edipo sentisse l'enigma.
> Che lo abitasse.
> Che entrasse nel mistero invece di risolverlo.
Invece Edipo ha fatto quello che facciamo tutti:
ha cercato la soluzione,
ha analizzato,
ha dato la risposta "corretta".
E ha perso il contatto con qualcosa di più profondo.
Ha ridotto il mistero della vita a un problema da risolvere.
Anche Freud ci è cascato
La cosa incredibile è che anche Freud, il padre della psicoanalisi, è rimasto intrappolato in questo metodo.
Quando analizza, fa esattamente come Edipo:
- Perché ti senti così? (ricerca della causa)
- Cosa è successo nel passato? (rimemorazione)
- Qual è il significato nascosto? (interpretazione)
Interrogare. Vedere. Scoprire.
Non c'è niente di male, per carità.
Ma c'è un problema: ti fissa nella testa.
Cerchi di capire perché stai male.
Invece di sentire cosa ti sta dicendo il malessere.
E noi?
Facciamo uguale.
Quante volte ti sei chiesto:
- Perché mi sento così?
- Cosa c'è che non va in me?
- Da dove arriva questo disagio?
E più scavi, più analizzi, più ti senti... lontano da te stesso.
Sai perché?
Perché stai usando la mente per cercare di capire qualcosa che vive nel corpo.
Il "perché" e il "come" (due mondi diversi)
Nella Biotransenergetica – un approccio che lavora su corpo, psiche ed energia – c'è una distinzione che cambia tutto:
Capire il perché non basta.
Il lavoro vero inizia quando senti il come.
Il "perché" ti dà una storia.
Ti ricostruisce le cose, ti fa vedere un senso, un ordine.
Va bene. Ma arriva dopo.
Il "come" ti porta nel processo.
In quello che sta succedendo ora, nel corpo, nelle micro-reazioni, nelle scelte che fai senza accorgertene.
Un evento non si cambia spiegandolo meglio.
Si integra sentendo dove il flusso si è bloccato.
Dove la fiducia si è contratta in paura.
Dove l'affidamento è diventato controllo.
Dove l'energia creativa è stata deviata in difesa.
Il sintomo non è un errore.
È una traccia.
Ti dice esattamente dove il Sé ha smesso di scorrere e ha iniziato a proteggersi.
Quindi.
Quando ti chiedi "perché sono bloccato?", stai ancora cercando di risolvere l'enigma come Edipo.
Quando invece chiedi "come sento questo blocco? Dove abita nel corpo?",
inizi ad abitare il mistero.
E lì, finalmente, qualcosa si può muovere.
Il corpo non mente (ma noi non lo ascoltiamo)
Ok, ora facciamo un salto.
Dal mito alla scienza.
Perché quello che Hillman dice poeticamente, le neuroscienze lo stanno dimostrando con i dati.
E la scoperta è questa:
Testa e cuore non sono separati.
Sono in costante conversazione.
Il problema è che noi, la maggior parte del tempo, non ascoltiamo questa conversazione.
Siamo troppo presi a pensare.
Il cuore parla (più di quanto pensi)
Partiamo da qui: il cuore non è solo una pompa.
È un centro di intelligenza.
Ricercatori dell'HeartMath Institute hanno scoperto una cosa sorprendente:
il cuore invia più segnali al cervello di quanti ne riceva.
Rileggila, questa frase.
Il cuore non si limita a ricevere ordini.
Parla. E il cervello ascolta.
Quando sei in uno stato emotivo caotico – paura, rabbia, ansia – succede questo:
- Il ritmo del cuore diventa irregolare
- Il cervello legge quel pattern e dice: "pericolo"
- Risultato: pensieri confusi, difficoltà a decidere, accesso zero alla parte saggia
Quando invece respiri con consapevolezza, o pensi a qualcosa che ti fa stare bene:
- Il ritmo del cuore si fa coerente, armonioso
- Il cervello legge: "tutto ok, siamo al sicuro"
- Risultato: chiarezza, calma, accesso alle risorse
Traduzione pratica:
Non puoi pensare con chiarezza quando il cuore è in tempesta.
Il corpo informa la mente. Sempre.
Se vuoi decidere lucido, devi prima calmare il sistema.
Non con la forza di volontà.
Con il respiro. Con il corpo.
PRATICA: Respirazione di coerenza (5 minuti)
Questa è semplice ma potente.
1. Siediti. Porta una mano sul petto.
2. Respira lento: 5 secondi inspiro, 5 secondi espiro.
3. Senti il petto sotto la mano. Immagina di respirare attraverso il cuore.
4. Mentre respiri, pensa a qualcosa che ti fa stare bene. Un ricordo. Una persona. Gratitudine.
5. Resta qui 5 minuti.
Quando finisci, nota.
Nota come ti senti.
Nota come cambiano i pensieri.
Questo non è rilassamento.
È ricablare il dialogo cuore-cervello.
La pancia che "sente" (e perché spesso non la ascolti)
Quando dici "lo sento nella pancia", non è una metafora.
C'è una parte del cervello – si chiama insula – che fa da ponte.
Traduce i segnali del corpo (battito, respiro, sensazioni nello stomaco, nel petto, nella gola) in consapevolezza.
Quando funziona bene:
- Senti chiaramente cosa dice il corpo
- Riconosci le emozioni quando emergono
- Prendi decisioni intuitive accurate (il famoso "gut feeling")
Quando non funziona:
- Non senti cosa prova il corpo (o lo senti filtrato dalla mente)
- Le emozioni ti travolgono senza che capisci da dove arrivano
- Ti senti disconnesso
Il problema di molti di noi?
Abbiamo l'insula addormentata.
Abbiamo passato troppo tempo nella testa.
A pensare, pianificare, analizzare.
E abbiamo perso il contatto.
La pancia parla.
Ma noi non la sentiamo più.
O meglio: la mente la sente, ma la traduce male.
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Esempio pratico
Devi fare una scelta importante. Cambiare lavoro. Chiudere una relazione. Prendere un impegno.
Se ascolti solo la mente:
Loop infinito.
"E se sbaglio? E se poi me ne pento? Cosa penserà la gente?"
Se provi ad ascoltare la pancia ma la mente si intromette:
"Non so, sento qualcosa ma non capisco cosa."
"La pancia mi dice una cosa ma forse è solo paura."
"Come faccio a fidarmi?"
Se ascolti il corpo con chiarezza:
Fai la domanda.
Porti l'attenzione al corpo. Petto, pancia, gola.
Senti una contrazione o un'espansione.
E quella sensazione è la risposta.
Prima delle parole.
PRATICA: Body scan (10 minuti)
Questa allena l'insula. Semplice ma potente.
1. Sdraiati o siediti comodo.
2. Porta l'attenzione ai piedi. Non pensare ai piedi. Senti. Calore, formicolio, peso.
3. Sali lentamente: caviglie, polpacci, ginocchia, cosce, bacino, addome, petto, spalle, braccia, mani, collo, viso, testa.
4. Per ogni parte chiediti: "Come sento questa zona?"
- Non giudicare ("è tesa" è già un giudizio)
- Non interpretare ("è tesa perché sono stressato")
- Solo: senti
5. Alla fine, senti il corpo intero. Come un unico campo di sensazione.
Fallo ogni giorno per una settimana.
Poi osserva cosa cambia quando devi decidere.
Il sistema nervoso decide prima di te
Altra scoperta che cambia tutto.
Il corpo percepisce sicurezza o pericolo prima che tu ne sia consapevole.
Si chiama neurocezione.
Lo ha scoperto Stephen Porges.
Funziona così:
Il sistema nervoso scansiona continuamente l'ambiente.
"Sono al sicuro? C'è una minaccia?"
E a seconda della risposta, attiva uno stato:
Stato di sicurezza (nervo vago ventrale attivo):
Apertura. Connessione. Chiarezza di pensiero. Accesso al sentire. Puoi scegliere, decidere, creare.
Stato di minaccia (allerta o freeze):
Chiusura. Paura. Pensieri catastrofici. Corpo bloccato. Non senti nulla, sei solo in sopravvivenza.
Ed ecco il punto:
Lo stato viene prima del pensiero.
Non è:
"Penso che sia pericoloso → poi mi sento in ansia"
Ma:
"Il corpo sente pericolo → la mente cerca di dare senso a quel segnale"
Quindi.
Se ti ritrovi a non riuscire a "sentire cosa vuoi davvero",
se non ti fidi della pancia,
se sei bloccato nell'indecisione...
Il problema non è che non sai ascoltarti.
Il problema è che il sistema nervoso non è in uno stato di sicurezza sufficiente.
Prima ristabilisci la calma nel corpo.
Poi il corpo può parlare.
PRATICA: Attivare la calma (3-5 minuti)
Il nervo vago è il "cavo" che collega cervello, cuore, pancia.
Quando lo stimoli, attivi lo stato di sicurezza.
1. Respirazione dalla pancia
Mano sulla pancia.
Inspira gonfiando l'addome (come un palloncino).
Espira lento, sgonfiando.
2. Vocalizzazione
Emetti un suono prolungato: OOOOMMMM o MMMMMM.
Bocca chiusa.
Senti la vibrazione nel petto.
Fai vibrare un suono nasale (come un'ape: mmmmm).
Ripeti 5-10 volte.
Stimola direttamente il vago.
3. Auto-massaggio
Massaggia dolce il collo, dietro le orecchie, lungo lo sterno.
Dopo, porta attenzione al corpo.
Nota se è cambiato qualcosa.
La mente che vaga (e perché non ti fa decidere)
Nel cervello c'è una rete che si attiva quando:
- La mente vaga
- Pensi al passato o al futuro
- Rumini ("e se... e se... e se...")
- Ti identifichi con il problema ("sono fatto così, non cambierò mai")
Si chiama Default Mode Network.
Quando è troppo attiva:
Sei disconnesso dal presente.
Perso nei pensieri.
Incapace di sentire il corpo.
È la rete "edipica".
Quella che cerca sempre di capire, interpretare, trovare il "perché".
C'è un'altra rete, opposta.
Si chiama Salience Network.
Si attiva quando:
Sei presente.
Senti il corpo.
Sei qui, ora.
E sai qual è il suo centro?
L'insula. Quella di prima. Il ponte corpo-mente.
I meditatori esperti fanno questo:
Riducono il vagare mentale.
Attivano la presenza corporea.
Non pensano meno.
Pensano diversamente.
I pensieri arrivano, ma non si attaccano.
La mente è chiara, non caotica.
E soprattutto: sentono il corpo mentre pensano.
PRATICA: Meditazione di presenza (10 minuti)
1. Siediti comodo. Schiena eretta ma rilassata.
2. Porta l'attenzione al respiro. Non controllarlo. Solo osservalo.
3. Quando arriva un pensiero (e arriverà):
- Non combatterlo
- Nota: "ah, un pensiero"
- Riporta l'attenzione al respiro
4. Espandi la consapevolezza. Senti il corpo che respira. Tutto insieme. Lo spazio attorno. I suoni.
5. Resta qui.
Non devi svuotare la mente.
Devi solo smettere di seguire ogni pensiero.
E quando smetti di seguirli, il corpo inizia a parlare.
Da stato a tratto (il segreto della ripetizione)
Ok, arrivati qui magari pensi:
"Bello. Ho capito. Ma poi nella vita vera, quando devo decidere, torno sempre nella testa."
Vero.
Perché fare una pratica una volta non cambia nulla.
Devi capire questo:
Stati temporanei ≠ Tratti stabili
Puoi sentirti calmo durante una meditazione (stato).
Ma se non pratichi con regolarità, non cambi il modo di essere abituale (tratto).
I ricercatori hanno dimostrato che:
- 8 settimane di pratica quotidiana (anche solo 10-20 minuti al giorno) cambiano fisicamente il cervello:
- Aumenta la densità nell'ippocampo (memoria, regolazione emotiva)
- Si riduce l'amigdala (quella che reagisce alla paura)
- Migliaia di ore di pratica trasformano i circuiti di attenzione, compassione, regolazione.
Traduzione:
Non diventi integrato testa-cuore leggendo un articolo.
Serve allenamento.
Come in palestra.
Non diventi forte pensando ai muscoli.
Diventi forte usando i muscoli. Ripetutamente.
Vale anche per l'intelligenza del corpo.
PRATICA: Micro-momenti (durante tutta la giornata)
Non servono ore.
Servono piccoli momenti. Ripetuti.
Inserisci questi check-in:
1. Al risveglio (1 minuto)
Prima di alzarti, senti il corpo nel letto.
Tre respiri profondi.
"Come mi sento stamattina?" (non pensare la risposta, sentila)
2. Prima dei pasti (30 secondi)
Mano sulla pancia. Respira.
"Ho davvero fame? Quanto? Di cosa?"
3. Durante conversazioni importanti
Nota dove senti tensione o apertura mentre parli o ascolti.
(Nodo alla gola? Petto chiuso? Pancia rilassata?)
4. Prima di decisioni
Invece di pensare, chiedi al corpo: "Come mi sento rispetto a questa scelta?"
Senti la risposta fisica. Contrazione/espansione. Pesantezza/leggerezza.
5. Prima di dormire (3 minuti)
Body scan veloce.
Rilascia le tensioni accumulate.
Fallo per 21 giorni.
Osserva cosa cambia.
Non devi crederci. Devi provare.
Oltre Edipo (quando smetti di cercare risposte)
Torniamo alla Sfinge.
Edipo ha risposto "l'uomo".
La Sfinge si è buttata nel vuoto.
Tutti pensano che abbia vinto.
Ma forse la Sfinge non è morta.
Forse si è semplicemente dissolta.
Perché Edipo aveva mancato il punto.
Non c'era un enigma da risolvere.
C'era un mistero da vivere.
E tu, ora, davanti ai tuoi bivi:
"Seguo la testa o il cuore?"
"Mi fido del pensiero o del sentire?"
"Decido o lascio andare?"
La risposta non è né l'uno né l'altro.
La risposta è imparare a sentire il dialogo tra i due.
Due modi di stare nel mondo
Metodo edipico (solo testa):
- Chiedere sempre "perché?" – cercare la causa
- Voler capire tutto prima di agire
- Cercare di risolvere, trovare la soluzione definitiva
- Analizzare, separare, scomporre
- Tornare al passato per spiegare il presente
- Voler controllare l'esito
Intelligenza incarnata (testa+cuore):
- Chiedere "come?" – sentire il processo
- Abitare l'esperienza anche senza capirla del tutto
- Ascoltare cosa emerge, momento per momento
- Integrare, unire, abbracciare la complessità
- Stare nel presente, con ciò che c'è ora
- Fidarsi del sentire corporeo
Non si tratta di scegliere uno ed eliminare l'altro.
Si tratta di riportare equilibrio.
La mente è preziosa. Ma non può fare tutto da sola.
Il corpo sa. Ma ha bisogno della mente per tradurre in azione.
Quando respiri e senti il cuore rallentare.
Quando porti attenzione al corpo e la mente si quieta.
Quando smetti di chiedere "perché" e inizi a sentire "come".
Lì, in quello spazio, testa e cuore non sono più separati.
Sono una conversazione.
Le 5 pratiche (ricapitolando)
Se vuoi iniziare davvero a integrare mente e corpo, ecco da dove partire:
1. COERENZA CUORE-CERVELLO
Respirazione ritmica + emozione positiva.
5 minuti al giorno. Respiro 5-5. Focus sul petto.
Sincronizzi cuore e cervello, attivi calma e chiarezza.
2. BODY SCAN
Scansione consapevole delle sensazioni.
10 minuti. Percepisci ogni parte del corpo senza giudicare.
Alleni l'ascolto, aumenti la capacità di sentire.
3. ATTIVAZIONE VAGALE
Respirazione, vocalizzazione, humming, auto-massaggio.
3-5 minuti quando sei in ansia o disconnesso.
Porti il corpo in sicurezza. Da lì puoi sentire.
4. MEDITAZIONE DI PRESENZA
Attenzione al respiro, ritorno al presente.
10 minuti al giorno. Osservi i pensieri senza seguirli.
Riduci il vagare mentale, attivi la presenza corporea.
5. MICRO-MOMENTI
Check-in corporei durante la giornata.
Risveglio, pasti, decisioni, conversazioni, prima di dormire.
Crei nuovi automatismi. Il corpo diventa la tua bussola.
E ora?
Puoi aver letto tutto questo e pensare:
“Interessante.”
E poi chiudere la pagina.
Tornare alla solita domanda.
Testa o pancia?
Oppure puoi fermarti un attimo.
Respirare.
E sentire cosa succede nel corpo mentre leggi queste righe.
Se c’è anche solo un piccolo movimento,
una risonanza, una tensione che si allenta,
una sensazione difficile da spiegare a parole,
allora qualcosa ha già iniziato a dialogare.
Il mio lavoro nasce proprio qui.
Creo spazi in cui mente e corpo smettono di contendersi la guida
e tornano a parlarsi.
Spazi in cui non si cerca la risposta giusta,
ma si impara ad ascoltare il processo che è già in atto.
Lavoro attraverso il corpo, il suono, l’immaginazione simbolica
e l’ascolto delle dinamiche profonde che orientano le scelte,
quando pensare non basta più.
Non per dirti cosa fare.
Ma per aiutarti a sentire come ci sei dentro.
Cosa puoi trovare lavorando con me
– Sessioni individuali di facilitazione corporea e immaginale, disarmo emotivo
– Pratiche di sound healing, yoga e pratiche di gruppo
– Consulenze di orientamento simbolico, astropsicologico e tarologico
Intanto:
Prova una delle pratiche che hai letto.
Porta attenzione al corpo la prossima volta che sei in dubbio.
Ascolta prima di decidere.
Questo, in fondo,
è già uscire dalla trappola di Edipo.
Con presenza,
Manuel



