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Ciò che non si digerisce rimane
Luna Piena in Scorpione, 1 maggio 2026.
C’è un asse nello zodiaco che mi ha sempre detto qualcosa di molto diretto sul modo in cui viviamo. Non solo come individui, ma come cultura, come sistema collettivo. È l’asse del Toro e dello Scorpione, e questa Luna Piena del 1 maggio lo illumina con una qualità particolare, come ogni luna piena che si rispetti.
La mia vecchia insegnante di astrologia umanistica, Lidia Fassio, aveva una frase che torno a citare ancora adesso, anni dopo, perché continua a dirmi qualcosa di vero ogni volta che ci ritorno sopra. Diceva: “un uomo conosce veramente il suo potere quando non ha più nulla da perdere.”
L’asse della digestione
Il Toro e lo Scorpione si trovano sull’asse del corpo che digerisce nel senso più completo del termine. Il Toro governa la bocca, la gola, la capacità di ricevere, masticare, assimilare. Lo Scorpione governa l’estremo opposto, il processo di eliminazione, la capacità di lasciare andare ciò che è stato estratto e non serve più.
Quando uno dei due non funziona, tutto l’organismo ne risente. E vale tanto sul piano fisico quanto su quello psicologico. Ciò che non si riesce ad assimilare resta come blocco. Ciò che non si riesce ad eliminare intossica lentamente.
Guardando questo asse nella pratica con le persone, quello che osservo più spesso è uno squilibrio netto verso il polo taurino. Accumuliamo, tratteniamo, collezioniamo sicurezze, relazioni, oggetti, convinzioni, identità. La cultura in cui viviamo non solo permette questo squilibrio: lo incentiva attivamente, lo chiama successo, lo monetizza, lo trasforma in un modello da imitare.
Una società costruita sull’accumulazione infinita è una società con la digestione ferma. E una digestione ferma, prima o poi, produce dolore.
La frase di Lidia Fassio torna qui con tutta la sua forza. Non ha a che fare con la povertà o la rinuncia. Ha a che fare con il potere interiore che si libera quando smetti di essere ricattabile dalle tue stesse paure di perdere. Quando hai attraversato abbastanza volte il lato Scorpione dell’asse, quando hai lasciato andare qualcosa che pensavi ti definisse e hai scoperto di essere ancora qui, più intero di prima, qualcosa si stabilizza in modo che nessuna acquisizione esterna può produrre.
Il corpo che trattiene
Ogni tanto , lavorando in gruppo, mi piace introdurre il lavoro sull’ano, quella contrazione consapevole che attiva la base del corpo, e il perineo, la zona che in astrologia è associata proprio allo Scorpione e al segno opposto, il Toro.
Quello che ho osservato, e continuo a osservare ogni volta che porto l’attenzione in quella zona, è che raramente le persone riescono a percepirla davvero, ed è diventato la normalità: è una zona che molti non abitano, in cui non entrano, che lasciano fuori dalla mappa del sé percepito.
Eppure è lì che si depositano tensioni croniche che il corpo porta per anni senza nominarle. Paure che non hanno più una storia ma hanno ancora un indirizzo fisico. Emozioni che non si sono trasformate in parola né in movimento e sono rimaste nella fascia pelvica come una stretta silenziosa.
Il pavimento pelvico non mente. E il fatto che quasi nessuno lo ascolti dice qualcosa di preciso su quanto sia difficile, in questa cultura, scendere davvero nel corpo invece di abitarlo solo dalla vita in su.
Lavorare con queste zone è un modo di andare a trovare qualcosa che si è nascosto in fondo, di stabilire un dialogo con una parte di sé che ha smesso di aspettarsi di essere ascoltata.
Plutone in Acquario e la morte che manca
Il reggente moderno dello Scorpione è Plutone. Questa Luna Piena guarda il suo signore da una posizione di tensione: Plutone si trova in Acquario, e dall’Acquario forma una quadratura sia con la Luna in Scorpione che con il Sole in Toro. Si crea così una T-quadrata in segni fissi, la figura astrologica della massima resistenza al cambiamento. Toro, Scorpione e Acquario tutti e tre in tensione reciproca, con il Leone come punto mancante della croce.
I segni fissi trattengono. È la loro natura. Costruiscono, consolidano, conservano. Ma quando tre angoli di quella croce sono sotto pressione simultanea, quello che trattenevano non può più restare dove sta.
Plutone non parla al singolo individuo come fanno i pianeti veloci. Plutone parla alle strutture, ai sistemi, a ciò che una cultura considera reale, necessario, inevitabile. In Acquario sta interrogando, e non delicatamente, i modi in cui la società si organizza, si racconta e distribuisce il potere.
E la quadratura sull’asse Toro/Scorpione dice qualcosa di molto preciso su cosa Plutone sta portando a galla in questo periodo storico: il rimosso collettivo riguarda la morte. Non la morte come fatto privato, come cosa che succede alle famiglie dietro le porte chiuse degli ospedali, ma la morte come dimensione strutturale dell’esistenza, come principio naturale necessario alla vita stessa, come realtà politica che ogni sistema di potere deve affrontare prima o poi.
Una civiltà che ha rimosso la morte dal discorso pubblico, che l’ha medicalizzata, esternalizzata, resa invisibile, è una civiltà che ha perso il contatto con lo Scorpione. E una civiltà senza Scorpione non sa cosa fare del limite. Non sa cosa fare della perdita. Non sa cosa fare del fatto che ogni forma, prima o poi, si dissolve per lasciare spazio a qualcosa di diverso.
Plutone in Acquario porta questa consapevolezza come pressione, come frattura nelle narrative dominanti, come irruzione di ciò che è stato troppo a lungo escluso.
Lo Yod: la parola e la struttura nel profondo
C’è un altro aspetto di questo cielo che merita attenzione, e che dice qualcosa di molto specifico sul tipo di lavoro che questa Luna invita a fare.
Venere si trova in Gemelli, Saturno si trova in Ariete. I due formano un sestile tra loro, un aspetto di armonia e collaborazione. Ma entrambi formano un quinconce verso la Luna in Scorpione, creando la figura dello Yod, quella che in tradizione viene chiamata la mano del destino o il dito di Dio.
Il quinconce è un aspetto di aggiustamento impossibile da razionalizzare. Non c’è una logica lineare che lo risolva. Non c’è un punto di compromesso. I segni coinvolti non condividono elemento né modalità né polarità: sono semplicemente incongruenti. E l’unico modo per lavorarci è cedere qualcosa, adattarsi in un modo che non si riesce a pianificare in anticipo.
Venere in Gemelli è la parola, il contatto, la relazione che si costruisce attraverso lo scambio, la capacità di nominarsi nell’incontro con l’altro. Saturno in Ariete è la struttura conquistata, la forma che si è costruita attraverso la disciplina, l’impegno, la capacità di reggere il tempo.
Entrambi vengono convocati verso la Luna in Scorpione. Ed è un’immagine precisa: né la parola né la struttura, da soli, bastano per scendere nel fondo. Puoi avere il vocabolario più preciso del mondo per descrivere la tua ombra, puoi portarne anche le parole più belle. Puoi avere la disciplina più solida per sostenere il processo. Ma il fondo si incontra solo scendendo. Non si descrive dall’esterno, non si contiene con la forma. Chiede un tipo di resa che non è capitolazione: è il passaggio attraverso il punto stretto di cui parla ogni mito di discesa agli inferi.
Persefone non sceglie di scendere. Viene presa. E quando torna, porta con sé qualcosa che non aveva prima: la conoscenza di entrambi i mondi. La capacità di stare nella luce senza dimenticare il buio.
Domande per questo ciclo
Cosa stai accumulando che non stai davvero assimilando? Non solo in senso materiale: esperienze, relazioni, convinzioni su te stesso, versioni di chi sei che non corrispondono più a chi sei diventato.
C’è qualcosa che tieni perché hai paura di ciò che saresti senza? E se ti togliessi quella cosa, o te la togliessero, cosa rimarrebbe?
Cosa accade se porti attenzione al tuo corpo nella zona pelvica, non per controllarlo o attivarlo, ma solo per ascoltare cosa c’è lì?
Cosa non sei disposto a lasciare andare, e cosa ti sta costando questo trattenere?
Rituale per la Luna Piena in Scorpione
Questo rituale lavora sul tema dell’eliminazione consapevole: non come perdita, ma come atto di potere.
La sera del 1 maggio, dopo il tramonto, siediti in un luogo tranquillo. Se puoi, siediti sul pavimento, con le ossa sacro e i glutei a contatto con la terra o con un cuscino basso. Porta l’attenzione al pavimento pelvico. Non cercare di fare nulla: stai solo ascoltando. Tre respiri profondi verso il basso, immaginando che l’aria scenda fino alla base del corpo.
Prendi un foglio. Scrivi quello che trattieni, non quello che vorresti trattenere, ma quello che senti di trattenere anche quando non vuoi più farlo. Può essere un’emozione, una relazione, un’immagine di te stesso che non ti appartiene più, una paura che si è fatta abitudine.
Leggi quello che hai scritto ad alta voce, una volta sola.
Poi brucia il foglio, o interralo come atto di digestione. Stai dicendo al tuo sistema, nel linguaggio che il corpo capisce, che quello che era bloccato può adesso completare il suo ciclo.
Pratica quotidiana per questo ciclo lunare
Una volta al giorno, preferibilmente la mattina prima che la mente prenda il controllo della giornata, siediti o sdraiati e porta l’attenzione alla zona pelvica. Senza tecniche elaborate: solo ascolto. Trenta secondi bastano. Nota se c’è tensione. Non correggerla: sentila. Poi lascia che il respiro entri anche lì.
Prima di dormire, una sola domanda: cos’ho trattenuto oggi che potevo lasciare andare?
Buona luna piena!



