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2 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

Mastica nel sonno


Prova a immaginare un uomo che dorme e mastica. Forse è un boccone che non riesce a mandare giù, forse una parola che non è mai uscita. O forse è soltanto il corpo che continua a lavorare anche quando la coscienza si è ritirata.


La Luna Piena in Toro del 26 ottobre ci porta proprio qui. Il Toro conosce la materia, il peso delle cose, il bisogno di sicurezza, il piacere di sentirsi a casa nella propria pelle. Conosce anche la presa: quella che ci permette di tenere stretto ciò che conta e quella che, a volte, ci impedisce di mollarlo.


Una mascella serrata può raccontare molte storie, e nessuna va letta come un messaggio già decifrato. Come immagine, però, quel movimento involontario apre una domanda: che cosa stiamo ancora cercando di masticare, anche quando non c'è più niente da mangiare?



Una Luna tenuta per il collo


Questa Luna Piena si forma nel Toro, mentre il Sole è nello Scorpione. È un asse che ci mette davanti alla relazione tra ciò che possediamo e ciò che siamo disposti a perdere, tra il bisogno di stabilità e le trasformazioni che non possiamo controllare del tutto.


Plutone, appena ripartito dopo una lunga sosta, preme in quadratura su entrambi, sulla Luna e sul Sole che le sta di fronte, e porta in primo piano il tema del potere: quello che esercitiamo e quello che cerchiamo di riprenderci quando sentiamo di aver perso il controllo. Ci sono momenti in cui difendere ciò che è nostro diventa necessario. Altri in cui la difesa si irrigidisce fino a consumare proprio le energie che vorremmo proteggere.


Anche Venere, governatrice del Toro, è in una posizione particolare: retrograda, e in questi giorni passata tra noi e il Sole, così vicina alla sua luce da diventare invisibile. Il valore che diamo a noi stessi e il modo in cui cerchiamo vicinanza e riconoscimento possono diventare più difficili da distinguere dalle abitudini con cui abbiamo imparato a proteggerci.


Mercurio, che ha appena cominciato a camminare all'indietro, ci riporta sulle parole e sulle conversazioni rimaste aperte, anche solo per accorgerci di ciò che continuiamo a ripetere.


E poi c'è lo yod. Urano e Nettuno, che da mesi si sostengono a vicenda, puntano insieme verso il Sole come due dita e gli chiedono di cambiare assetto. Le forme che ci hanno fatto superare una fase della vita potrebbero non andare più bene per quella che stiamo vivendo adesso.


Questo non significa diventare sempre flessibili. Ci sono situazioni in cui serve opporsi e pronunciare un no senza addolcirlo. Stiamo scegliendo come agire, oppure stiamo reagendo da un punto in cui ci sentiamo ancora minacciati?



Erisittone: quando la fame non finisce


Osservando questa Luna, sazia per natura e stretta da Plutone, con la sua governatrice sparita nella luce, mi è venuto in mente Erisittone.

In un bosco di Demetra cresceva una quercia così antica che da sola faceva l'ombra di un bosco, e al tramonto le ninfe le giravano intorno tenendosi per mano. Erisittone la fa abbattere, e quando i servi esitano prende l'ascia lui. Dal taglio esce sangue.

La dea lo punisce con la Fame, una creatura che vive in Scizia tra i sassi, con la pelle così sottile che sotto si vedono le viscere. Di notte la Fame entra nella sua casa e gli soffia in bocca mentre dorme, e lui comincia a sognare banchetti e a masticare l'aria.

Da sveglio, più mangia e più la fame cresce. Consuma tutto ciò che possiede, vende persino sua figlia e alla fine arriva a divorare sé stesso.


Erisittone è una figura estrema, quasi mostruosa. Eppure la sua storia ci mette davanti a un meccanismo che conosciamo anche in forme meno drammatiche: il tentativo di colmare una mancanza con qualcosa che, invece di nutrirci, finisce per consumarci.


Possiamo cercare di placare la paura accumulando certezze, controllando ogni dettaglio, ripercorrendo una discussione per trovare la frase che avrebbe cambiato tutto. Possiamo continuare a ripensare a un torto perché lasciarlo cadere ci sembra come dichiararlo irrilevante.


A volte, oltre al dolore, a trattenerci c'è il bisogno che qualcuno riconosca ciò che è accaduto e ci restituisca ragione. E quando questo riconoscimento non arriva, la mente torna a masticare la stessa scena. Prova nuove risposte, prepara difese.


La mascella sa anche un'altra cosa. All'inizio di ottobre Marte si è scontrato con Plutone proprio sul grado che la Luna piena torna a premere adesso, come un dito su un livido. E ora, dal Leone, stringe una quadratura con Mercurio che cammina all'indietro: la rabbia e la parola si guardano di traverso, e per adesso la parola torna indietro. Si incontrano nella bocca, dove il morso che non parte resta a serrare i denti, lo stesso lavoro che Erisittone faceva nel sonno.


La domanda di Erisittone resta: quando ciò che facciamo per avere sollievo comincia a consumarci la vita?



Mestra: la forma che cambia


Mestra, venduta dal padre, viene portata via dal suo nuovo padrone. Arrivata sulla riva, tende le braccia verso il mare e chiede aiuto a Poseidone, che un tempo l'aveva amata. Il dio le cambia il corpo e la trasforma in un pescatore. Quando il padrone arriva sulla spiaggia vede soltanto un uomo con la lenza in acqua, e gli chiede dove sia finita la ragazza: Mestra, con quella voce nuova, gli risponde che lì non è passato nessuno. Il padrone se ne va, lei riprende il suo aspetto e torna a casa dal padre. Erisittone capisce allora che cosa sa fare sua figlia, e comincia a venderla ancora e ancora. Lei scappa ogni volta in un'altra forma, cavalla, uccello, cerva, e ogni volta torna da lui, che la rivende di nuovo.


Mestra è una figura ambivalente. La sua capacità di trasformarsi le permette di sopravvivere in una situazione in cui il suo corpo e la sua libertà vengono trattati come merce, e le apre una via d'uscita quando le possibilità sembrano ridotte al minimo.


La sua storia però contiene anche una domanda. Che cosa succede quando una strategia che ci ha protetti continua a riportarci dentro la stessa dinamica?


Adattarsi può essere intelligente, a volte è l'unica possibilità disponibile. Possiamo imparare a leggere l'umore di qualcuno per evitare uno scontro, o diventare accomodanti per conservare un legame. Sono risposte nate spesso in contesti in cui servivano davvero.


Il problema emerge quando continuano a guidarci anche dopo che le condizioni sono cambiate, quando ci accorgiamo di aver preso ancora una volta la forma che l'altro si aspetta prima ancora di chiederci che cosa desideriamo noi.


E a volte la risposta è smettere di cambiare forma: allontanarsi, oppure dire chiaramente che una situazione non è più accettabile. La possibilità di scegliere comincia quando riusciamo a riconoscere la strategia che stiamo usando. Da lì possiamo domandarci se ci serve ancora, o se è arrivato il momento di fare qualcosa di diverso.



Basta


La parola basta può avere una forza particolare. Può segnare il confine oltre il quale non siamo più disponibili, o interrompere una ripetizione. Può anche uscire nel pieno di una reazione, quando siamo così attivati da non distinguere più ciò che vogliamo proteggere da ciò che vorremmo colpire.


Non c'è una regola che ci dica di aspettare o di respirare sempre. In alcune situazioni è importante agire subito o chiedere aiuto, in altre possiamo concederci il tempo di sentire che cosa sta succedendo prima di rispondere. Quello che conta è accorgersi quando un automatismo ci sta trascinando, e recuperare, per quanto possibile, una scelta.


La Luna Piena in Toro ci riporta alla concretezza di questa domanda. Che cosa continuiamo a trattenere, e quale prezzo stiamo pagando per una conferma o una riparazione che forse non arriverà nella forma che desideriamo?

Non sempre possiamo cambiare ciò che è successo. Possiamo però osservare quanto spazio continua a occupare nel presente, e accorgerci di quando stiamo consumando energie senza nutrire ciò che per noi conta davvero.



La mascella di Mestra


Ti propongo una breve pratica di ascolto corporeo ispirata a queste immagini. Non serve a interpretare un sintomo né a risolvere problemi mandibolari, serve solo a osservare le sensazioni. Se in qualunque momento senti dolore o disagio, fermati.


Siediti in una posizione comoda e lascia che i piedi trovino appoggio. Porta l'attenzione al viso. Nota come sono disposte le labbra, dove si trova la lingua, quanto spazio c'è tra i denti.

Appoggia delicatamente le dita sulle guance, nella zona dei muscoli della mandibola. Non cercare di sciogliere subito la tensione: limitati a sentire ciò che c'è.


Porta una mano alla parte alta del petto e l'altra sull'addome. Nota il respiro per come si presenta da solo, e osserva se la gola, la mandibola o il ventre stanno trattenendo qualcosa. Puoi chiederti che cosa stai sentendo in questo momento, e lasciare la domanda aperta.


Quando espiri, prova a produrre un suono morbido a labbra chiuse, come un mmm. Lascia che la vibrazione si diffonda nelle labbra, nel viso e nella mandibola. Ripeti qualche volta, seguendo il tuo ritmo, senza forzare la voce.

Pensa a Mestra sulla riva, nell'istante in cui il suo corpo comincia a diventare un altro. Non serve sapere cosa diventa né vedere la scena con precisione: puoi restare con l'idea di una forma che cambia quando quella precedente non offre più una via d'uscita.


Se ti va, lascia che la mandibola compia un movimento piccolo e comodo, verso un lato, poi verso l'altro, oppure appena in avanti e indietro, senza arrivare al limite.

Poi lasciala immobile e chiediti: quale forma assumo quando sento che non posso dire di no? E quale possibilità vorrei avere, in quel momento?

Torna a sentire il corpo e nota che cosa è cambiato, anche di poco. Se ti va, lascia uscire un respiro più lungo, senza forzarlo.


Buona Luna Piena.

Manuel Lombardi

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