- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 6 min
Il bambino che allunga la mano
Quando lavoro col corpo e porto l’attenzione al segno dei Gemelli, la prima cosa a cui penso non è la comunicazione nel senso adulto del termine. Penso al bambino piccolo, a quel momento preciso in cui inizia a staccarsi dalla simbiosi con la madre e scopre che esiste uno spazio là fuori da esplorare.
È un momento enorme, evolutivamente. E succede attraverso le mani.
Il bambino inizia a gattonare, porta l’attenzione intorno a sé, e a un certo punto allunga una mano verso qualcosa che lo attira, guarda in su, e in quel gesto, in quella tensione verso il mondo, la colonna vertebrale impara il movimento che la porterà alla verticalità. Non è un progetto. È un impulso. Una curiosità che diventa struttura.
Gemelli governa le braccia, le mani, i polmoni, il sistema nervoso periferico. È tutto lì, in quel gesto del bambino che si allunga verso il mondo senza sapere ancora cosa troverà. Non c’è strategia. C’è solo la spinta a esplorare, e la fiducia implicita che lo spazio risponda.
Quando mi avvicino a questa Luna Nuova con questa immagine in mente, la domanda cambia forma. Non è più “cosa devo comunicare” o “quali intenzioni mi metto”. Diventa qualcosa di più semplice e più difficile allo stesso tempo: verso cosa si sta allungando la mia mano, adesso, anche senza che io me ne sia ancora accorto?
Polluce, il gemello immortale
A meno di un grado da questa Luna Nuova c’è Polluce, una delle stelle fisse più luminose del cielo, la più brillante dei Gemelli.
Polluce è figlio di Zeus, immortale. Castore, suo fratello gemello, è figlio di un re mortale. Stessa madre, Leda, padri diversi. Crescono insieme, combattono insieme, partecipano alla spedizione degli Argonauti, salvano la sorella Elena rapita da Teseo. Sono inseparabili. Poi Castore muore in battaglia.
Polluce, davanti all’assenza del fratello, non riesce ad accettarla. Va da Zeus e gli chiede di rinunciare a metà della propria immortalità per condividerla con lui. Zeus acconsente, ma non nel modo che uno si aspetterebbe: non li rende entrambi immortali, non li rende entrambi mortali. Decide che alterneranno. Un giorno nell’Olimpo, un giorno nell’Ade. Insieme per sempre, mai nello stesso luogo nello stesso momento.
Quello che Zeus offre è un ritmo, un’alternanza che diventa la loro natura stessa, tanto che poi li trasforma nella costellazione dei Gemelli e li mette in cielo così, come sistema che respira. Un giorno su, un giorno giù. Un giorno luce, un giorno ombra.
Penso che questo sia esattamente il lavoro che i Gemelli porta quando è onesto con se stesso: non scegliere tra le proprie parti, non arrivare alla sintesi definitiva, ma imparare il ritmo tra di esse. Capire quando è il turno di una e quando è il turno dell’altra.
Quale parte di te è rimasta troppo a lungo nell’Ade?
Urano in Gemelli e il sistema nervoso collettivo
Urano è entrato definitivamente in Gemelli ad aprile di quest’anno, e ci resterà fino al 2033. L’ultimo transito è stato tra il 1941 e il 1949: il periodo in cui la radio è diventata il mezzo di massa, in cui sono nati i primi computer, in cui è stata codificata la teoria dell’informazione che poi ha fondato tutto il digitale. Non sono cambiati solo i mezzi di comunicazione. È cambiato il modo in cui il pensiero umano si muoveva: più veloce, più distribuito, più frammentato.
Ora ci siamo di nuovo, con un sistema che ha già prodotto i suoi frutti e quei frutti hanno generato saturazione. L’intelligenza artificiale, i flussi continui, la difficoltà reale di distinguere cosa viene da noi e cosa viene da fuori. E tre giorni prima di questa Luna Nuova, il 12 giugno, Urano ha formato una quadratura con i Nodi Lunari: qualcosa si strappa dalla direzione prevista, qualcosa nel collettivo chiede di cambiare traiettoria.
Urano porta accelerazione elettrica: la mente che gira troppo veloce, la difficoltà di fermarsi, la sensazione di ricevere più di quanto si riesce ad integrare.
Notate mai questa cosa? Quella sensazione di avere pensieri su pensieri, informazioni su informazioni, e il corpo che nel frattempo è rimasto da qualche parte indietro, stanco, che non riesce a stare al passo?
Questa Luna Nuova non chiede di produrre nuove idee. Chiede di tornare ad occuparsi del canale attraverso cui le idee passano. E quel canale è il corpo, solo così divento canale e ricontatto l’intuizione profonda.
Il cielo intorno: Venere, Giove, Mercurio
Il giorno prima di questa Luna Nuova, il 13 giugno, Venere è entrata in Leone. È uscita dal Cancro, da quel calore raccolto e privato, e adesso vuole essere vista. La luce del cuore diventa dichiarazione, presenza, forma visibile.
Il 9 giugno, sei giorni prima, Venere e Giove erano congiunti in Cancro: i due pianeti che la tradizione astrologica chiama benefici, insieme nel segno della casa, della famiglia, delle radici emotive. Chi lo ha sentito probabilmente non l’ha chiamato con un nome astrologico: l’ha vissuto come una conversazione che finalmente ha toccato qualcosa di vero, come un momento di tenerezza inaspettata, come la sensazione di essere nel posto giusto. Ci siamo arrivati a questo novilunio con qualcosa di già aperto.
Mercurio, il governatore di questa lunazione, è in Cancro dal 1° giugno. Non è il Mercurio veloce e arguto, quello che fa connessioni brillanti e poi passa oltre. È un Mercurio che vuole capire cosa sente davvero, che usa le parole per avvicinarsi alle emozioni piuttosto che per tenerle a distanza. Più lento, più disposto a stare nell’ambiguità.
Vale la pena però ricordare che Mercurio è già nella sua zona d’ombra pre-retrogrado, si avvicina alla stazione del 29 giugno. I semi di questo ciclo lunare potrebbero tornare a farsi sentire in quella fase, chiedendo di essere rivisti con più attenzione. Tenetelo presente.
Marte è ancora in Toro, in quelle ultime settimane di lentezza corporea prima di entrare in Gemelli il 28. Non tutto deve accelerare insieme, e la tensione tra la velocità mentale di questo cielo e la concretezza di Marte in Toro può essere una risorsa: il corpo ha i suoi tempi, e spesso sono i tempi giusti.
L’ascolto come atto rivoluzionario
Giugno ha due velocità. La prima metà appartiene al Gemelli: rapida, intellettuale, comunicativa. Dal solstizio del 21, con il Sole in Cancro, il tono si fa più interiore, più radicato. Questa Luna Nuova cade esattamente al confine tra le due.
Quello che sento, tenendo insieme tutto questo, è che il ciclo che si apre non chiede di pensare di più. Chiede di ascoltare meglio.
Ascoltare è diverso da recepire. Recepire è quello che il sistema nervoso fa comunque, senza che ce ne accorgiamo, è la sua funzione. Ascoltare richiede una scelta: decido a cosa do attenzione, rallento abbastanza da capire cosa viene dall’interno e cosa viene dal rumore esterno. In un momento in cui Urano in Gemelli sta accelerando tutto il piano della comunicazione collettiva, forse l’atto più rivoluzionario che esista è scegliere la qualità dell’ascolto piuttosto che la quantità degli stimoli.
Torno all’immagine del bambino che gattona. Quella mano che si allunga verso qualcosa non è casuale. Il bambino sente qualcosa che lo attira, non sa ancora nominarlo, non ha le parole, ma il corpo lo sa già. Siamo ancora capaci di ascoltarci così? Prima delle parole, prima delle spiegazioni?
Chirone al confine
Il 19 giugno, quattro giorni dopo questa Luna Nuova, Chirone lascia l’Ariete ed entra in Toro. Otto anni in Ariete, durante i quali la ferita collettiva ha riguardato l’identità, il coraggio di esistere come si è, il diritto di affermarsi. Adesso il tema si sposta: il corpo, il valore, la voce come risonanza fisica, il rapporto con i propri bisogni concreti.
Questo ingresso è ancora futuro rispetto alla Luna Nuova, ma la sua vibrazione è già presente. Puoi sentire, forse, qualcosa che ha a che fare con il tuo senso di valore, con ciò che non hai ancora detto ad alta voce, con il tuo corpo che aspetta qualcosa che non riesce ancora a ricevere del tutto.
La Luna Nuova in Gemelli può essere il momento in cui quelle parole trovano forma, almeno internamente. Il momento in cui metti a fuoco quello che Chirone in Toro chiederà poi di incarnare nei mesi che vengono.
Una pratica per questo ciclo lunare
Siediti o sdraiati. Porta l’attenzione alle mani, poi risali lungo le braccia fino alle spalle. Non cambiare niente, solo senti. C’è tensione? C’è stanchezza? C’è qualcosa che vuole muoversi?
Poi porta l’attenzione al petto e ai polmoni. Lascia che il respiro faccia quello che vuole fare, senza dirigerlo.
Da lì, fai questa domanda interna: verso cosa si sta allungando la mia mano, in questo periodo, anche senza che io lo stia ancora nominando?
Non cercare la risposta con la testa. Aspetta. Può arrivare un’immagine, una parola, una sensazione nel torace o nella gola. Qualunque cosa arrivi, vale.
Nei giorni che seguono, quando senti che la mente accelera e il corpo non riesce a stare dietro, torna alle mani. Sentile. Le mani sono le antenne di Gemelli, e sentirle è già un gesto di ritorno.
Se vuoi dare un gesto simbolico all’intenzione di questo ciclo, scrivi su un foglio una sola frase: la cosa più onesta che riesci a dirti adesso su come ti stai o non ti stai ascoltando. Non per mostrarla a nessuno. Solo per averla fuori da te, nel mondo, anche se solo su carta.
Per concludere
Polluce e Castore continuano ad essere diversi anche quando accettano l’alternanza. Continuano a passare dall’Olimpo all’Ade, dall’Ade all’Olimpo. Quello che cambia non è la loro natura, ma il fatto che hanno smesso di combattere contro di essa.
Questo mi sembra il dono di questa Luna Nuova: non una risposta, non una direzione, ma il permesso di riprendere contatto con il proprio ritmo. Con quella parte di te che sa già, come il bambino che gattona, verso cosa si sta allungando la mano.
Buona Luna Nuova.



