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  • 20 minuti fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Stanotte nel cielo accade qualcosa di poco comune: la Luna infatti si illumina per la seconda volta nello stesso mese, una Luna in Sagittario, e lo fa posandosi esattamente sul cuore di Antares, una delle quattro Stelle Regali dell’antica Persia.



In astrologia una luna piena porta sempre a maturazione qualcosa che era in gestazione. Quando nello stesso mese ne arrivano due, il tema torna perché non è stato attraversato fino in fondo. È come se il cielo dicesse: aspetta, hai davvero capito?


Quindi: quella visione che hai già dentro, quella che conosci bene, quando smetti di tenerla in attesa e cominci davvero a viverla?

L’opposizione che struttura questa lunazione è Sole e Urano in Gemelli e dall’altra parte Luna in Sagittario. Urano è entrato definitivamente in Gemelli il 26 aprile scorso, inaugurando un ciclo di sette anni. Urano in Gemelli scuote i paradigmi mentali, rompe i modi di pensare che si erano calcificati, porta rivelazioni improvvise che cambiano il modo in cui si leggono le cose. Il Sole congiunto a Urano in questo momento significa che la luce di questa luna piena cade su una mente già in fermento, già aperta da qualcosa che si è incrinato. E la Luna in Sagittario, dall’altra parte del cielo, non chiede di trovare una direzione: chiede di smettere di rimandare quella che già si conosce. La rottura che Urano porta è la fine di una scusa.


Eppure il cielo non è fatto solo di rottura. Il governatore di questa Luna è Giove, perché la Luna è in Sagittario. Giove si trova in Cancro, dove è esaltato. Giove in Cancro non è l’espansione intellettuale, non è il filosofo in cattedra: è la saggezza che si nutre di memoria emotiva, di radici, di ciò che è stato tramandato e custodito. Il governatore di questa luna piena visionaria e infuocata è un Giove che guarda indietro per ricordare da dove si viene, e usa quella memoria come terreno da cui lanciare la freccia. Con lui in Cancro anche Venere, che forma una quadratura con Saturno in Ariete.

La quadratura Venere-Saturno non è una tensione da superare in fretta. È la sfida di portare avanti con ardore i propri valori più intimi, quelli di appartenenza, di connessione, di cura, anche quando non si riceve il riconoscimento che si spera. Saturno in Ariete non ammorbidisce le cose: chiede che si faccia lo stesso, anche senza applausi. La domanda che questa quadratura porta non è “mi vedono?” ma “lo faccio lo stesso, anche se non mi vedono?”


E poi c’è Marte in Toro, che aggiunge peso terreno a tutto questo campo in Cancro. La freccia sagittariana non viene lanciata da un posto leggero. Viene lanciata da un corpo che ha radici, da una storia che pesa, da valori che si portano nella carne prima ancora che nella mente. La visione non vive nell’idea di sé: vive nel gesto, nel passo concreto, nel momento in cui si smette di immaginare e si comincia a fare.


È qui che i due miti del Sagittario diventano la chiave di tutto.


Il Sagittario porta in sé due centauri profondamente diversi. Issione riceve il perdono degli dèi, viene accolto nell’Olimpo, e ancora non riesce a stare dentro ciò che ha ricevuto: si invaghisce di Era, Zeus gli manda una nuvola a sua immagine, e Issione si unisce alla nuvola credendo di toccare la dea. La sua punizione è la ruota di fuoco che gira in eterno: condannato a inseguire per sempre un’immagine che non era reale. Il suo problema non è la mancanza di visione. È che i suoi istinti lo trascinano a ripetere lo stesso errore anche dopo aver visto le conseguenze.

La ferita non insegna niente, perché non viene mai davvero attraversata.


Chirone è un altro tipo di centauro. Maestro di eroi, guaritore, musicista, filosofo. Sa cose che gli altri non sanno. Eppure viene colpito da una ferita che la sua stessa arte non riesce a lenire: una freccia avvelenata, scagliata per sbaglio, che porta un dolore che non passa. Chirone non fugge da quella ferita, non la nega, non smette di abitarla. E alla fine compie un gesto inaspettato: sceglie consapevolmente di trasformare la propria sofferenza in un dono per qualcun altro. Zeus, mosso da quel gesto, lo solleva tra le stelle. La costellazione del Sagittario porta questa storia.


Jung diceva che solo il guaritore ferito può davvero guarire. Perché chi ha abitato il proprio buio conosce la topografia del dolore con un’intimità che non si insegna. La differenza tra Issione e Chirone è tutta qui: Issione non ha mai fatto i conti con la propria ombra, ha scambiato la nuvola per la dea e continua a girare sulla stessa ruota. Chirone ha portato la ferita, l’ha vissuta senza negarla, e ha trovato in essa una soglia. Il punto esatto in cui il dolore personale diventa dono per qualcun altro.


Con Urano che rompe i vecchi schemi mentali, Giove e Venere in Cancro che custodiscono la memoria e i valori affettivi, Marte in Toro che radica tutto nel corpo e nella materia, questa luna non porta una visione nuova da trovare. Porta l’invito a smettere di tenere in attesa quella che già c’è.


La visione del Sagittario senza la profondità del Cancro rimane un’idea bella e sospesa. Quando scende nel corpo, nelle scelte quotidiane, nel coraggio di agire anche senza applausi, diventa vita vera.


Antares, la stella su cui la Luna si illumina stanotte, ha natura Marte-Giove: il fuoco che brucia e il fuoco che illumina, il coraggio che può diventare temerarietà, la passione che porta in alto o che, se non integrata, consuma. Come tutte le Stelle Regali, porta in sé un paradosso: promette grandezza, ma solo a chi attraversa le prove che quella grandezza richiede. Il rischio è la ruota di Issione. La luce, quando è integrata, è quella di Chirone: chi ha attraversato il fuoco sa cosa vale davvero.


La Luna chiede di tornare su qualcosa. Antares chiede che ci si stia completamente. Urano opposto dice che il vecchio modo di rimandare si è già incrinato.

Quindi: la visione la conosci già. Quando smetti di aspettare il momento giusto per incarnarla davvero?


Una domanda da portare nella notte di luna piena:


Quella visione che già conosci, quella che tieni in attesa del momento giusto: cosa ti impedisce di incarnarla adesso, concretamente, nella tua vita di tutti i giorni?



Un rituale semplice:


Prima che il buio arrivi, scrivi su due foglietti separati. Sul primo: la visione che porti dentro da tempo, la direzione verso cui la tua freccia punta. Sul secondo: la ferita, il peso, il “non sono ancora pronto”. Poi siediti con la luce della luna o di una candela, e tieniteli davanti entrambi, insieme: Si tratta di riconoscere che freccia e ferita appartengono alla stessa storia. Chirone non ha evitato la ferita: l’ha attraversata fino a farla diventare qualcosa di più grande. Rimani con questa possibilità per qualche minuto, in silenzio.

Piega unendo insieme i foglietti.

Puoi mettere poi questa riflessione sotto il cuscino fino alla prossima luna nuova.

Buona luna piena!!


Manuel Lombardi

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