Colti sul fatto
Il rossore non si può fingere e non si può fermare. Parte da solo, un secondo dopo che qualcuno ha visto una cosa che volevi tenere per te, e sale dal collo alle orecchie prima che tu possa farci qualcosa. Prende quasi sempre la stessa regione, il viso con le orecchie e il collo: la pelle che gli altri guardano quando ti guardano. Nel resto del corpo uno spavento stringe i vasi e fa impallidire. Lì, per ragioni che i fisiologi non hanno ancora chiarito del tutto, lo stesso sistema nervoso li apre, e il sangue arriva in superficie nel punto esatto in cui sarebbe più comodo nasconderlo.
Darwin gli dedicò un capitolo e lo definì la più umana delle espressioni. Annotò anche, con un certo puntiglio, che nessuna azione sul corpo riesce a provocarlo, perché ci vuole il pensiero di essere guardati. Si arrossisce anche da soli, certo, ma sempre davanti a qualcuno che in quel momento abbiamo in mente.
L'ultima volta che ti è successo, chi c'era a guardare? E che cosa aveva visto, di preciso?
Sabato 10 ottobre, poco prima delle sei del pomeriggio la Luna raggiunge il Sole a 17 gradi della Bilancia. La Bilancia è domicilio di Venere, e Venere in questi giorni si trova nello Scorpione e dal 3 ottobre cammina all'indietro.
Nella notte del novilunio, intorno a mezzanotte, il suo quadrato con Marte diventa esatto: lei a 7 gradi dello Scorpione, lui a 7 del Leone.
Marte è il pianeta con più legami in questa carta. Ha di fronte Plutone in Acquario, quasi fermo perché tra il 15 e il 16 riprende il moto diretto; Venere sta ad angolo retto tra tutti e due. Sono tre pianeti in tre segni fissi, quelli che una volta presa una posizione la mantengono, e nel mezzo c'è proprio lei, che questa lunazione la governa.
Sole e Luna ricevono un sestile da Giove dal Leone mentre dall'altra parte del cielo hanno Saturno, a quasi 11 gradi dell'Ariete, in un'opposizione ormai larga che era esatta domenica scorsa. Mercurio è accanto a Venere, in Scorpione.
La fucina
Guardando quel quadrato chiudersi nella notte del novilunio, con il Sole a fare da testimone, mi è tornata in mente una storia che dell'Odissea.
Afrodite è sposata a Efesto, il fabbro zoppo, e si vede di nascosto con Ares nella casa del marito. Helios, che dall'alto vede tutto, li scorge e va a dirlo a Efesto. Efesto non fa scenate. Scende alla fucina, sistema l'incudine sul ceppo e lavora a lungo, finché ne escono catene così sottili da somigliare a tela di ragno, invisibili perfino a un dio. Le dispone intorno ai piedi del letto, ne appende altre alle travi e annuncia che parte per Lemno. Ares non aspettava altro. Arriva, prende Afrodite per mano, e appena sono stesi le catene calano e si chiudono. Restano così, senza poter alzare un braccio, nella posizione in cui si erano messi da soli.
Posso immaginare quanto sia ben fatta questa rete. Efesto è il migliore artigiano dell'Olimpo e ci mette tutto il mestiere: il risultato è leggero e non si vede. Per questo bisogna porre attenzione quando si dice della Bilancia come il segno dell'armonia. Un'armonia può essere una rete riuscita bene, un insieme di accordi così fini che nessuno dei due li nota più finché non prova a muoversi.
Quale accordo, tra quelli che ti tengono, non è mai stato detto ad alta voce?
Nella carta di sabato di reti ce ne sono due. Una è la figura dei tre pianeti fissi, con Venere ferma nel mezzo. L'altra è più larga, ed era appesa alle travi da mesi: Urano nei Gemelli, Nettuno nell'Ariete e Plutone nell'Acquario sono legati fra loro da un trigono e due sestili, e Marte, entrando in Leone a fine settembre, ci è finito dentro nel giro di una settimana, con un trigono a Nettuno, l'opposizione a Plutone e un sestile a Urano.
Sulla porta
Efesto torna indietro, si ferma sulla porta e chiama a gran voce gli altri dèi perché vengano a vedere. Arrivano gli dei, mentre le dee per pudore, restano a casa. Davanti a quel letto scoppia una risata che non finisce più, e in mezzo alla risata Apollo domanda a Hermes se gli piacerebbe trovarsi lì, in catene, accanto all'Afrodite d'oro. Hermes risponde che ci starebbe con tre volte tante catene, e con tutti gli dèi e tutte le dee a guardare. Poseidone è il solo che non ride. Insiste perché Efesto li liberi e garantisce di persona per quello che Ares deve. Davanti a quella parola Efesto scioglie le catene.
Il racconto e la carta, a questo punto, si sovrappongono con una precisione che mi diverte. Marte in Leone è il corpo in piena luce, e Plutone in Acquario, di fronte, è la piccola folla sulla porta. Giove, che dal Leone manda il suo sestile alla Luna Nuova, ha il suono di quella risata. Mercurio, a cinque gradi da Venere, è Hermes che dice la cosa che nessuno si aspettava.
Per che cosa accetteresti, oggi, il triplo delle catene?
In una scena costruita per umiliare, lui guarda il letto e ci vede qualcosa per cui varrebbe la pena di farsi ridere dietro.
Le dee restano a casa, e il cielo di sabato ha qualcosa anche di loro. La Luna Nuova è la notte in cui la Luna non si presenta: sta nello stesso grado del Sole, che in questa storia è quello che aveva visto tutto per primo, e dal buio non si affaccia.
Tu, davanti a qualcuno colto sul fatto, di solito dove sei?
Io sospetto che nessuna posizione sia innocente quanto sembra, né quella di chi accorre né quella di chi resta a casa.
La rete, intanto, regge benissimo allo sguardo di tutti. Gli dèi guardano e ridono, qualcuno fa una battuta, e i due restano legati come prima.
Si apre quando Poseidone impegna la sua parola. Nella carta Nettuno, dall'Ariete, forma con Marte un trigono largo ma ancora attivo, e Saturno, poco più avanti nello stesso segno, ha appena avuto il Sole di fronte: il conto è stato presentato e qualcuno deve rispondere.
Viviamo in anni persuasi che mostrare una cosa equivalga a liberarsene, e su questo ho parecchi dubbi. Essere visti arrossa la pelle e lascia la rete dov'è. A scioglierla serve qualcosa di più sobrio e più costoso, qualcuno che dica rispondo io.
Hai mai dato la tua parola per il debito di un altro? E qualcuno l'ha mai data per te?
Pafo
Sciolti, i due se ne vanno in direzioni opposte, Ares in Tracia e Afrodite a Cipro, a Pafo, dove ha il suo recinto e un altare che sa d'incenso. Lì le Cariti le fanno il bagno e la ungono con l'olio immortale che luccica sulla pelle degli dèi, poi la vestono.
Venere farà una strada simile. Il 24 ottobre passa tra la Terra e il Sole, il giorno dopo rientra in Bilancia, che è casa sua, e nella notte tra il 13 e il 14 novembre si ferma a quasi 23 gradi del segno, a cinque gradi circa dal punto del novilunio di sabato, per riprendere il moto diretto. Nei primi giorni di novembre sarà di nuovo visibile, dall'altra parte del cielo, prima dell'alba. Il quarto angolo della figura fissa, quello rimasto vuoto, cade nei primi gradi del Toro, l'altro domicilio di Venere, il segno del tatto e del peso, e la Luna Piena del 26 ottobre cadrà lì.
Una pratica
È pensata per una delle sere buie intorno al novilunio. Servono una bacinella d'acqua calda, un panno, un po' d'olio (corpo o anche profumato se hai piacere) e un quarto d'ora in una stanza con poca luce. Siediti a torso scoperto, o con una maglia che lasci libero il collo.
Richiama un momento recente in cui qualcuno ti ha visto e ti è salito il caldo al viso. Lascialo tornare quel tanto che basta perché la pelle se ne ricordi, poi appoggia il dorso delle dita sulle guance e sui lati del collo, e senti dove è più calda. La zona del rossore è quella: viso, orecchie, collo, a volte l'inizio del petto.
Bagna il panno, strizzalo e passalo lentamente su quella pelle, dall'attaccatura dei capelli fino alle clavicole. Ripeti due volte, con l'acqua calda quanto ti piace. Mentre lavi, immagina che le mani siano di qualcun altro, quelle delle Cariti a Pafo, che fanno il loro lavoro senza chiedere com'è andata. Poi scalda qualche goccia d'olio fra i palmi e ungi la stessa pelle nello stesso ordine, con tutta la mano e con una pressione che si senta. Finisci con i palmi sui lati del collo e resta così per una decina di respiri, prima di rivestirti con qualcosa di pulito.
Buona Luna Nuova.
Manuel



